La “rythmique” di Emile Jaques-Dalcroze

By | 08/03/2018

Sintesi di arte e musica nelle immagini della sua Méthode in due volumi

conservati nell’archivio di Andreina Sacco Gotta

di Angela Teja

 

Questa nuova collezione di fotografie che pubblica “Olimpia” per festeggiare l’8 marzo, la festa delle donne, anche di quelle sportive, contiene quelle tratte da due libri che Emile Jaques-Dalcroze (1865 –1950) pubblicò nella Svizzera neutrale in pieno periodo di guerra nel 1916 e nel 1917. I testi descrivono il “metodo Jaques-Dalcroze” in 2 tomi di uno stesso volume. Il primo è Méthode Jaques-Dalcroze. La Rythmique (Lausanne, Jobin & C. ed. 1916), e il secondo è Méthode Jaques-Dalcroze.Exercices de plastique animée (Lausanne, Jobin & C. ed. 1917). Entrambi i libri sono conservati all’interno del fondo “Mario Gotta e Andreina Sacco Gotta” (Arch. Privato, b.3 Carte Andreina Sacco Gotta 1948-1980, f.11/1). La scelta è stata fatta in pendant con questo inventario, il secondo che pubblica “Olimpia” e che vuole rappresentare la ricchezza degli archivi di donne sportive, vere e proprie “miniere” per gli storici dello sport. Ci sembra pertanto un atto dovuto alla storia dello sport e anche alla storia delle donne.

 

Emile Jaques-Dalcroze, un performer all’avanguardia

La figura di Jaques-Dalcroze è fondamentale per la storia della ginnastica ritmica, essendone stato l’ideatore agli inizi del ‘900 a Ginevra. Sua fu l’invenzione di un vero e proprio metodo per insegnare la ginnastica su base ritmica, destinato ad avere un notevole riscontro sia in ambito artistico musicale che in quello pedagogico. “Un insegnamento per sviluppare l’Istinto ritmico e metrico del senso dell’Armonia plastica e dell’Equilibrio dei movimenti e per la Regolarizzazione delle Abitudini motorie [le maiuscole sono nel testo n.d.r]”, così lo definisce lo stesso Jaques-Dalcroze nel frontespizio del primo tomo da cui si denota la sua consapevolezza di insegnante di solfeggio e armonia presso il Conservatorio di Ginevra e di come l’approccio educativo alla persona in movimento dovesse essere globale e completo. Perché complessa, ma raccolta in un unicum, è la persona, in cui senso del ritmo (anzi, “istinto al ritmo” come egli stesso scrive) ed equilibrio nei movimenti possono combinarsi armoniosamente sfociando in attitudini motorie complete ed euritmiche. Jaques-Dalcroze vede infatti la pienezza del movimento solo nella sua resa musicale. Quest’ultima a sua volta, secondo lui esprimeva al massimo il senso estetico della persona, con un completarsi a vicenda di arte e pedagogia.

 

Cosa è la ritmica per Jaques-Dalcroze?

Per sintetizzare il metodo Jaques-Dalcroze della ritmica vorrei citare la descrizione molto interessante che ne dà M. C.L. (difficile decifrare il nome per esteso di questo “Monsieur” che doveva essere un collaboratore dell’Istituto di Ginevra) in la “Quinzaine du Léman et des Alpes”, opuscolo bimensile per il turismo e l’Informazione della zona di Ginevra, datato 5 agosto 1954, che si trova anch’esso nel Fondo archivistico citato, a testimoniare la partecipazione di Andreina Sacco Gotta al 1° Congresso Internazionale della ritmica e al Corso estivo che si era svolto presso l’Istituto in questione dal 5 al 14 agosto 1954 “per commemorare il Cinquantenario della creazione della ritmica” (p.17). Alla domanda se la ritmica potesse dirsi una danza, la risposta è netta e la riportiamo in queste parole tradotte dal francese:

“No, [la ritmica non è una danza] perché non è un’arte ma un modo per arrivare a tutte le arti [i corsivi sono nel testo n.d.r.].

La musica è alla base della ritmica ma questa non costituisce un virtuosismo della musica e neppure del movimento corporeo. Essa costituisce una preparazione a tutte le arti che si basano sul movimento. […]

Non è neppure una ginnastica perché sarebbe incompleta dal punto di vista fisico. E poi ogni sensazione emotiva e la sensibilità che le sono proprie se ne andrebbero.

La ritmica di Jaques-Dalcroze è innanzitutto un metodo di educazione generale, una specie di solfeggio corporeo musicale che permette di ottenere le manifestazioni fisiche e psichiche degli allievi mentre dà la possibilità di analizzare i loro sbagli e di cercare il mezzo per correggerli. La maggior parte di questi sbagli sono dovuti alla mancanza di coesione tra le loro facoltà fisiche e mentali. Bisogna dunque trovare il sistema di sensibilizzare ogni parte del corpo, di liberare la personalità e di svilupparla. Inoltre bisogna legare e armonizzare il cervello e i muscoli, promotori di ogni atto umano. Solo la musica può indicare le sfumature di questi atti nell’energia, nello spazio e nella durata.

Lo studio del metodo Jaques-Dalcroze costituisce dunque una preparazione a un nuovo percorso pedagogico. Questa pedagogia “dal e per il ritmo” esige delle conoscenze molto ampie e varie. Soggetti di studio sono la musica e tutti i suoi elementi, cioè il solfeggio, l’armonia, il contrappunto, l’improvvisazione e il piano. Segue una conoscenza approfondita della scienza del movimento, del senso della durata, dell’educazione del sistema nervoso e infine dello sviluppo delle facoltà emotive e immaginative.

Uno degli scopi della ritmica è quello di creare negli allievi il desiderio imperioso di esprimersi dopo aver sviluppato le loro facoltà emotive e la loro immaginazione. Questa disciplina è impartita progressivamente tenendo conto delle possibilità e della natura di ognuno. Essa esige concentrazione, volontà, accuratezza che non conducono mai alla fatica ma che invece si eseguono con sicurezza e gioia.

Alla fine dei loro studi gli allievi devono poter dire non solo “io so” ma “io provo”; questo desiderava Jaques-Dalcroze.”

La ginnastica ritmica è dunque successiva e nata da un’intuizione pedagogica di Jaques-Dalcroze incredibilmente moderna, che è anche un’intuizione artistica d’avanguardia, se solo si pensa alle attuali performances con cui si palesano gli artisti ai nostri giorni, a qualsiasi settore d’arte essi appartengano.

Non è un caso allora che nella bibliografia citata all’inizio del t. 1, accanto a Le Rythme musical (1883) di Mattis-Lussy, pioniere della performance ritmico-musicale, e Au Pays de l’Harmonie (1906) di Georges Delbruck, che aveva sottolineato l’importanza dei sensi e la loro influenza sullo sviluppo dell’estro artistico, del temperamento e della personalità, troviamo citato Fernand Lagrange (Physiologie des exercices du corps, 1889), tra i fisiologi francesi più importanti dell’epoca per i suoi studi applicati al movimento.

E infatti il contesto storico in cui Jaques-Dalcroze sviluppa il suo metodo (i primi esperimenti datano dal 1904 a Ginevra) è quello del cambio di secolo, quando si avvertì nettamente l’evolversi della società verso nuove forme di espressività culturale “totale”. Si pensi all’importante movimento tedesco del Werbund che in quegli anni aspirava a unire espressioni artistiche, industriali e artigianali sotto il coordinamento dell’architettura e si pensi a Futurismo e Bauhaus ormai alle porte. In questo clima di fervore artistico e di commistione tra le arti, Emile Jaques-Dalcroze fu il primo a unire l’espressione ginnastica con la musica in un unicum armonico, quasi un anticipo dell'”euritmia”. Era dunque nello spirito del tempo cercare di coordinare le arti, come del resto aveva fatto lo stesso Pierre de Coubertin, l’inventore dei moderni Giochi olimpici, il quale conosceva anche lui molto bene il valore del movimento come espressione di armonia callistenica.

Nei due volumi di Emile Jaques-Dalcroze gli esercizi descritti risultano classificati da Nina Gorter e da Suzanne Ferrière e naturalmente con musiche di Jaques-Dalcroze. Essi sono rappresentati dai disegni di Paulet Thévenaz e dalle foto di Fred Boissouras di Ginevra, come riportato nel frontespizio del t.2, dei quali pubblicheremo in questa occasione alcuni esempi da noi stessi scansionati.

Prima di passare alle immagini, ancora qualche citazione dall’originale in francese, vista l’incredibile modernità di Jaques-Dalcroze dal punto di vista pedagogico più che tecnico. Gli sviluppi della ginnastica ritmica sportiva che possiamo ammirare ai nostri giorni si discostano, infatti, parecchio da quei primi insegnamenti di Jaques-Dalcroze che non esigeva alcun virtuosismo corporeo dai suoi allievi. “Noi chiediamo ai nostri allievi di conoscersi, e il nostro metodo li aiuta a scoprirsi”, egli scrive nella “Prefazione agli esercizi di plastica animata” (p.5 del t.2). Non voleva virtuosismi, Emile Jaques-Dalcroze, che non li apprezzava neppure nei musicisti e nei ballerini o acrobati. Quindi potremmo dire che l’attuale ginnastica ritmica sportiva non ha a che fare con le premesse dalcroziane che peraltro descrivevano movimenti ritmici e plastici ma mai ginnici o acrobatici o eseguiti con piccoli attrezzi. Egli infatti scrive così:

“Negli studi di virtuosismo pianistico, i maestri insistono sullo sviluppo delle facoltà della mano più che sullo sviluppo della sensibilità e dell’intelletto musicale. In quelli di virtuosismo corporeo non si tiene sufficientemente in conto dei rapporti del corpo e dello spirito e dell’influenza delle emozioni sui movimenti, le loro sfumature e il loro stile. E’ questo il motivo per cui abbiamo tenuto a pubblicare qualche esercizio di “plastica animata” che non possono, è vero, costituire affatto un’educazione integrale corporea, ma che indicano nettamente la nostra intenzione di stabilire per i nostri studi di ritmica un’alleanza intima tra le facoltà fisiche e artistiche e di fare in modo che la musica, nelle sue infinite nuances di dinamismo e di durata, serva all’educazione di questo strumento musicale per eccellenza che è il corpo umano” (pp.5-6 ib.)

Sfogliando i due volumi ritroviamo le sottolineature di Andreina Sacco Gotta, la loro proprietaria, anche lei musicista e pianista. Per esempio nel t. 1 Andreina sottolinea tutto l'”Avviso importante al lettore” di Jaques-Dalcroze, e cioè:

“Questo libro è stato scritto per gli allievi del corso di Ritmica dell’Istituto Jaques-Dalcroze e delle scuole che hanno avuto il permesso di insegnare la Ritmica [le maiuscole sono nel testo n.d.r.]. Ha lo scopo di aiutarli a ricapitolare e analizzare le nozioni che hanno ricevuto nel corso dei loro studi sperimentali. La Ritmica è innanzitutto un’esperienza personale. E i lettori di questo libro, che non hanno mai affrontato questa esperienza sotto il controllo di un insegnante autorizzato, non possono pretendere di insegnare questo metodo. Esistono rapporti strettissimi tra la Ritmica corporea e la musica che la regola nel tempo e nello spazio, il cui studio non appare in questo volume. In esso i lettori non troveranno neppure il modo con il quale acquistare le facoltà per improvvisare al piano, senza il cui concorso l’insegnamento della Ritmica è impossibile”.

La capacità di improvvisazione è dunque additata come la dote essenziale per l’insegnante di ritmica, come Jaques-Dalcroze stesso sottolinea a p. 7 del t.1: “Ogni professore di Ritmica deve avere studiato a fondo l’improvvisazione al piano e ogni rapporto tra armonia dei suoni e quella dei movimenti. Deve essere in grado di tradurre i ritmi corporei in ritmi musicali e viceversa.”

La frase è annotata con cura da Andreina Sacco Gotta alla quale vogliamo dedicare questa raccolta di foto e di disegni in questo 8 marzo 2018, rimandando ulteriori annotazioni a carattere storico all’imminente pubblicazione in “Olimpia” dell’inventario del suo archivio conservato a Roma presso la prof. Sava Cermelj, sua allieva all’Isef st. di Roma negli anni ’50 e poi insegnante di solfeggio e ginnastica ritmica nello stesso celebre Istituto. Inventario che sta curando Rosalba Catacchio, nostra esperta archivista. Il desiderio è anche quello di ritrovare in Italia altre carte sull’argomento, sparse tra le case delle tante allieve che Andreina ha avuto all’Isef st. di Roma. Da quei documenti e dagli scritti della Professoressa potremo allora ritrovare le origini dell’attuale ginnastica ritmico-sportiva, quella delle tante medaglie per l’Italia e che deve la sua nascita proprio a lei e alla sua creatività.

 

Nota per la consultazione delle foto

Le foto risultano divise per tomi, 1 e 2 del vol. 1 della Méthode dei Jaques-Dalcroze da cui sono state ricavate, e sono numerate progressivamente e ordinate in base al numero di pagina. All’inizio delle foto di ciascun tomo compare la rispettiva copertina.

Sono solo tre le immagini del t.1 che ha un numero più esiguo di pagine e contiene oltre alle “spiegazioni” e alla “regole generali”, annotazioni di solfeggio con alcune realizzazioni ritmiche, contiene cioè prevalentemente spartiti.

Dal t.2 sono invece ricavate trenta foto, di cui quella di frontespizio compare anche nella home di “Olimpia”, rappresentando un prototipo di armonia del movimento femminile su base ritmica, nell’epoca in cui stava avvenendo il passaggio dalla danza classica alla danza libera ed espressiva. Non a caso Jaques-Dalcroze parla nei suoi testi di “plastica animata”.

Per un’ultima annotazione su chi sia l’autore dei disegni dei due tomi della Méthode, ci avvaliamo delle parole dello stesso Jaques-Dalcroze (t.1 p.6):

“E’ più difficile di quanto possa sembrare illustrare un’opera di educazione del movimento corporeo, esprimere attraverso dei disegni non solo il movimento stesso ma anche il suo incatenarsi, la sua preparazione, il suo inizio fatale e il modo con cui influisce sull’equilibrio generale del corpo. Mi sono rivolto a molti artisti di talento, ma ho dovuto rinunciare ai loro disegni che avevano una forma troppo statica e non davano all’occhio l’illusione del movimento.

I disegni di M. Paulet Thévenaz soddisfano invece in maniera ammirevole questa esigenza, e ciò viene certo dal fatto che il loro autore ha studiato a lungo la Ritmica e la pratica. Le illustrazioni riprodotte in questo volume potranno sembrare forse un poco estetiche [in corsivo nel testo n.d.r.]per un volume di pedagogia! Ma non importa, purché diano un forte impulso di vita, rendano chiare le spiegazioni e mettano in luce le qualità di gioia e di spontaneità che pretende l’arte del movimento.”

Effettivamente alcuni dei disegni, più ancora delle foto, sono di un’incredibile bellezza, con tratti futuristi alla Thayaht che rendono il movimento a punta di matita.

Buona visione a tutte e a tutti!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *