Silvia Marangoni: “Mollare mai… crederci sempre!”

By | 19/09/2017

Silvia Marangoni ci racconta la sua vita “con le rotelle quasi a posto”

Marangoni_LibroSilvia Marangoni ha davvero tutte le rotelle a posto! Vincitrice di 11 mondiali e 12 campionati europei, è indiscutibilmente la regina del pattinaggio a rotelle. Nata a Oderzo (TV) nel 1989, fin dall’età di tre anni comincia a esercitarsi sui classici pattini a otto rotelle e conquista il suo primo titolo già nel 1996 con una doppia medaglia d’oro, ai campionati italiani e a quelli europei. Ma è nel 2002, quando passa al pattinaggio artistico inline, che comincia un’incredibile carriera che la porta non solo a vincere titoli su titoli ogni anno, ma anche a superare una brutta caduta che pone quasi fine alla sua attività. Un’atleta degna delle Olimpiadi, peccato che il pattinaggio artistico non sia disciplina olimpica. Nel 2012 entra a far parte del gruppo sportivo della Polizia, le Fiamme azzurre, e nello stesso anno riceve il titolo di “atleta femminile dell’anno 2011” insieme a Valentina Vezzali e Federica Pellegrini. Nel 2013 riceve il titolo di Commendatore della Repubblica e nel 2014 la massima onorificenza sportiva del Coni, il Collare d’oro. Mentre segnaliamo la sua biografia Con le rotelle quasi a posto. La mia vita da regina dei pattini (Edizioni BeccoGiallo, 2016), scritta con Selima Barzanti, ci fa piacere presentare qui una sua breve testimonianza in cui ci racconta cos’è per lei lo sport.

 

Mollare mai… crederci sempre!
di Silvia Marangoni

Lo sport per me non è solo vittorie, sconfitte, soddisfazioni, rinunce e sacrifici ma è stato una palestra di vita, che mi ha insegnato i valori dell’onestà, della lealtà, del rispetto e soprattutto mi ha dato un insegnamento fondamentale: dopo una caduta ci si può sempre rialzare. E infatti lo slogan che si può estrapolare dal libro che ho scritto è “Mollare mai… crederci sempre”. Certamente sono stata tante volte sul tetto del mondo, ma non voglio smettere di soffrire di vertigini. Non ci si abitua mai a quel tipo di vertigini perché regalano emozioni, brividi e soddisfazioni come quando, dopo la vittoria, guardi negli occhi il tuo allenatore, la tua famiglia e i tuoi amici. Per arrivare a provare quelle vertigini, però bisogna fare tanti sacrifici. Il talento è fondamentale, ma non basta. La ricetta per vincere richiede talento e lavoro, lavoro, lavoro. Per me lavoro ha significato poca Nutella, poche feste di compleanno, poca discoteca. Tante ginocchia sbucciate, tanto sudore lasciato sul cemento e pattini sempre ai piedi e soprattutto nella testa. Le rinunce poi quanto vinci diventano dolci.

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Lo sport, inoltre, per me è sempre stata passione. Quella passione che ti fa affrontare anche gli allenamenti più duri con il sorriso. Quella passione che quando apri gli occhi ti fa pensare a quando sarai nel palazzetto a provare i salti o gli esercizi. Quella passione che ti fa emozionare ogni volta che hai i pattini al piede. Quella passione che oggi cerco di trasferire ai bambini e alla bambine che alleno due-tre volte alla settimana.

 

E infine per me esiste solo un tipo di sport, ovvero quello pulito. L’ho detto tante volte e in tanti convegni, in tante interviste, in tanti incontri pubblici: il doping per me non deve esistere. Io lo condanno senza se e senza ma. Con il doping si calpestano i veri valori dello sport come la lealtà, l’onestà e il rispetto dell’avversario. E si tradiscono squadra, compagni e soprattutto se stessi. Per me chi si dopa deve stare fuori da ogni competizione: fuori dallo sport.

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Questa mia posizione netta e da “pugno di ferro” è motivata da una ragione molto semplice: i giovani. Penso a tutti quei ragazzi e quelle ragazze che praticano sport e che per arrivare agli obiettivi prefissati ci mettono tanto impegno e una dedizione straordinaria.

Questi atleti meritano di avere uno sport in cui per chi si dopa ci siano punizioni severe. A loro dobbiamo dare un messaggio forte e chiaro: nello sport il doping non deve esistere. Punto. Non ci sono giustificazioni e scusanti. La ricetta per vincere è una sola: lavoro, lavoro, lavoro.

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