Maratona di Boston: una storia infinita!

By | 25/04/2018

“L’umanità senza la donna sarebbe scarsa. Terribilmente scarsa.” (Mark Twain)

Desirée Linden vince la Maratona di Boston sotto una pioggia battente diventando così la prima donna americana, dopo 33 anni, ad aggiudicarsi la vittoria. Desirée oggi ha 35 anni ed è stata un’atleta presente sia alle Olimpiadi di Londra nel 2012, dove non arrivò alla fine della gara ,  che alle ultime di Rio nel 2016 dove si classificò settima. Nel suo palmarés ricchissimo spiccano tre medaglie di bronzo importanti: una nei mondiali di Toronto sulla distanza dei 10.000 mt. e due nelle maratone di Chicago ( 2010) e di Boston ( 2011).  Desirée ha studiato psicologia e oggi si allena con il team Hanson Brooks nel Michigan. Con la vincita di Boston, che niente ha da invidiare a una medaglia olimpica almeno per gli sponsor, ha coronato la sua carriera dimostrando le sue grandi capacità di resistenza.

Ma la maratona non è stata vinta solo dalla prima classificata perché altre donne hanno corso, ognuna di loro per degli ideali o per obiettivi personali. La storia della Maratona di Boston quest’anno ci ha regalato la presenza fra le tante di una donna particolare, una donna carica di tenacia ma anche di ansie , una donna che vuole vivere lottando contro il cancro. Si tratta di  Mary Shertenlied, reduce dalla sconfitta del cancro per ben tre volte e, nonostante fosse ancora debilitata, ha affrontato la gara per poter raccogliere 35 mila dollari per l’Istituto in cui è  stata curata . La pioggia battente e il vento non l’hanno fatta arretrare dal suo intento, nonostante i medici l’avessero consigliata di ritirarsi a circa metà percorso ma lei ha preferito una sosta prolungata. Ha chiuso con un tempo di tredici ore tagliando il traguardo alle ore 00.18 del giorno dopo ma soddisfatta perché ha dimostrato che la tenacia vince sempre. La folla ha partecipato aspettandola fino al suo trionfante arrivo, era un’atleta speciale, l’atleta della vittoria della vita sulla morte, l’atleta che accompagnata dal marito nell’impresa sostenuta ha scatenato al suo arrivo un grande applauso dalla folla che non ha mai lasciato la postazione per attenderla e accoglierla come la prima arrivata. Due vittorie che anche quest’anno ci hanno raccontato quanto stupende siano le donne, che non si ritraggono mai nel dimostrarci i loro sogni e come riescono a realizzarli.

Ricordiamo che la Maratona di Boston è una delle maratone annuali più antiche al mondo. La prima fu disputata nel 1987, un anno dopo le prime Olimpiadi. E’ una maratona aperta a chi ha compiuto diciotto anni anche se la partecipazione è contingentata perché prevede che i partecipanti abbiano dei tempi ritenuti validi dall’organizzazione e realizzati nei 18 mesi precedenti all’evento in un’altra maratona. Solo dal 1972è stata consentita la partecipazione delle donne. La prima donna che corse la maratona fu una donna trasvestita da uomo, Roberta Gibb, che per l’occasione si iscrisse con il nome di Bobby, fu riconosciuta dagli altri atleti ma non fu “scacciata “ anzi trovò in tutti solidarietà arrivando al traguardo al punto che  la sua vittoria venne  in seguito riconosciuta . Nel 1976 un’altra donna tentò l’avventura della “partecipazione negata alle donne”, fu l’atleta russa Kathrine Switzer che si iscrisse come K.V.Switzer; corse la maratona ma fu riconosciuta dagli organizzatori che la “strattonarono” per farla uscire dalla gara. Fu il suo fidanzato, anche lui atleta in corsa, ad aiutarla e così Kathrine terminò la corsa in un tempo di 4 ore e 20 minuti e  proprio questa atleta,  con un movimento di opinione contro questa discriminazione,  si batté  in prima persona per l’inclusione delle donne in tutte le maratone. Oggi come segno di riconoscimento del suo lavoro sui diritti delle donne effettuato alla maratona di Boston non viene più consegnato il numero di pettorale 261, numero che aveva indossato durante la “sua gara”. Purtroppo dobbiamo anche ricordare che oggi le maratone sono blindatissime da addetti alla sicurezza per evitare attentati come quello successo proprio a Boston dove purtroppo persero la vita tre persone fra cui un bambino e 142 persone rimasero ferite fra cui dieci podisti che hanno subìto in seguito a questo esplosione l’amputazione degli arti. Una pagina terribile dello sport che speriamo non si debba più scrivere in futuro! (Adriana Balzarini)

 

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