L’emancipazione femminile e lo sport in un libro di Adriana Balzarini

By | 08/01/2018

di Angela Teja

Il curriculum di Adriana Balzarini è molto ampio. Raccontarlo esaurirebbe quasi tutto lo spazio che abbiamo a disposizione per parlare del suo libro da poco uscito e che ben si adatta alle tematiche della nostra Rivista: L’emancipazione femminile vista attraverso i Giochi Olimpici (Verbano life-Eman, 2017). Pertanto ricorderemo solo che Adriana Balzarini è delegata nazionale del Panathlon distretto Italia per la Commissione Cultura e insegnante di Educazione fisica, perché queste sono le due sensibilità che maggiormente emergono dalla sua opera di donna di cultura con una forte tensione pedagogica in tutto quello che fa, oltre a una grande generosità d’animo che la porta a intraprendere avventure come quella della Mostra omonima del titolo del libro in questione. La Mostra curata dalla Balzarini ha girato il mondo ed è venuta prima dell’idea di scrivere un libro. Poi c’è stato il grande successo in Facebook dei post di Adriana mentre seguiva passo passo le vicende delle donne impegnate nei Giochi olimpici di Rio e solo dopo è stata invitata a raccogliere, ampliandole in un libro, tante preziose riflessioni sullo sport in quanto strumento di emancipazione femminile.

Questo libro evidenzia che i racconti che riguardano la vita e le imprese delle donne sportive non lasciano indifferenti. Hanno infatti un tono di straordinarietà che è difficile possano perdere, perché le donne sono diverse dagli uomini e anche il loro sentire e vivere lo sport lo è. Le donne si pongono dunque al di fuori del modello sportivo normalmente trasmesso dalla cultura dominante, per la quale da sempre lo sport è “maschio”, e se qualche cambiamento c’è stato, esso andrebbe radicato nel sentire della gente, ma si è ancora lontani dal farlo. A parte i sentimenti e la passione della donna per lo sport, i quali hanno sempre avuto dei connotati originali.

E di fatti il libro di Adriana Balzarini è ricco di avvenimenti straordinari che evidenziano come le donne abbiano quasi sempre vissuto lo sport in maniera unica. Unica forse anche vista la scarsa considerazione della sua valenza a livello di emancipazione femminile. Si parla di istruzione e di lavoro, di progressi nella salvaguardia della salute e della maternità quando si affrontano temi inerenti il progresso delle donne in campo sociale, ma dello sport si parla raramente, anche in ambienti colti e accademici. Forse per una frequentemente scarsa considerazione che i protagonisti del mondo della cultura hanno per lo sport, raramente capito nella sua effettiva valenza di bene culturale a tutto tondo. Spesso, se non sempre, equiparato allo “sport della domenica”, questo è un fenomeno sociale che pur essendo specchio fedele dei progressi delle diverse civiltà in ogni epoca, tuttavia stenta a vedersi assegnato un posto nella riflessione di tipo scientifico. A stento lo si accetta per i suoi risvolti salutistici, raramente per quelli pedagogici, ma la valenza dello sport che è molto più ampia, eccezionalmente è analizzata con cura, specie quello delle donne.

E’ questo il motivo per cui libri come quello di Adriana Balzarini aiutano a dissodare il terreno, a innaffiarlo per renderlo più morbido allo scavo della ragione. Eppure che gioia e quanta luminosità nei visi delle grandi donne sportive riprodotte in copertina! Una più bella dell’altra, sorridenti e splendide nelle loro divise che stanno a simboleggiare epoche diverse del fenomeno sport, ma ugualmente simboli della voglia di vivere e di esistere innanzitutto in quanto donne. Dietro a ognuna di loro c’è una storia che l’Autrice racconta con spigliatezza ed elegante stile di scrittrice nel corso di ben 144 pagine, molte delle quali sono estremamente utili agli studiosi perché fermano con date e risultati momenti gloriosi della storia dello sport internazionale.

Pagine ottimamente illustrate, a colori, patinate per dare la giusta importanza a tante imprese di coraggio, forza, spesso resilienza, testimonianze esemplari della vita complessa delle donne e di come queste riescano a conciliarne i vari aspetti (familiari, professionali, di testimonianza e crescita personale in contesti non sempre favorevoli) dimostrando una grande versatilità nel loro operato, con il loro famoso essere multitasking che a volte lascia tutti a bocca aperta.

Nel libro compaiono i grandi nomi della storia dello sport mondiale e di quello italiano, ma tra tante bellissime vicende sembrano risaltare quelle delle donne musulmane, su cui proprio in questi giorni di fine 2017 Olimpia ha voluto soffermarsi ricordando la protesta della giovane campionessa ucraina di scacchi che si è rifiutata di recarsi in Arabia a disputare un Campionato dalla lauta borsa, perché vi avvertiva un forte limite alla sua libertà di movimento ed espressione. Una strada lunga e perigliosa più di altre quella intrapresa dalle donne islamiche a partire dai Giochi di Los Angeles (1984), dalla famosa Nawal El Moutawakel, campionessa nei 400 ostacoli, che dopo la vittoria poté dire orgogliosa “di aver contribuito alla liberazione delle donne islamiche, o meglio, di uomini musulmani che sono stati costretti a meditare sulle [sue] capacità” (p.73).

Storie in rosa importanti, dunque, quelle raccontate nel libro di Adriana Balzarini, una o più per ogni Olimpiade, a partire da quella di Stamata Revithi, l’atleta greca “mai riconosciuta” che avrebbe voluto correre la prima maratona olimpica ma alla quale fu impedito di entrare nello stadio Panathinaiko, con alcuni approfondimenti sugli ultimi Giochi di Rio e sulle presenze delle donne ai Giochi dal loro esordio, con in finale il medagliere rosa italiano. Un medagliere ben più ricco di quanto possa far pensare l’attuale loro riconoscimento (si pensi ad esempio alla situazione del welfare delle donne sportive italiane). Grazie, Adriana, per il tuo lavoro e per il garbo con cui proponi all’attenzione di tutti, argomenti di profonda riflessione e di denuncia di “donne, semplicemente donne, coraggiosamente donne”.

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