L’archivio del Centro Studi Educazione Fisica Femminile (CSEFF)

By | 18/09/2017

IN ORIGINE ERA IL CSEFF
Angela Teja


frontespizio-ventennale
Partiamo dalla segnalazione dell’archivio di quello che è stato il più importante Centro studi di educazione fisica femminile voluto e coordinato dalla Prof. M. Rosa Rosato con l’aiuto di numerose docenti di questa materia nella scuola, i cui nomi compaiono nell’articolo stesso. Serve ricordare l’importanza della ricostruzione dell’educazione fisica e sportiva nella scuola dopo la guerra? Probabilmente no, tanto è noto il loro ruolo per la formazione integrale dei giovani e quindi la necessità di ricostruirle all’indomani della guerra su basi democratiche. Certo non va dimenticato l’intelligente e accorto lavoro di tanti docenti in quegli anni – quello dell’Anef (Associazione nazionale di educazione fisica) e del Ministero della Pubblica istruzione degli anni ‘50, poi quello dell’Ispettorato centrale di educazione fisica e sportiva, ufficio di scambi di opinioni, progetti, volontà, baluardo della strenua difesa di una materia “macchiata” dall’onta di essere stata strumento preferito nelle mani del fascismo (come del resto lo era stato lo sport a fini propagandistici, se vogliamo ancor più gravi e compromessi), una materia che andava in tutta evidenza recuperata, salvata, proprio come si era fatto con il Coni. Che dire poi del Centro didattico per l’educazione fisica e sportiva nelle mani di Bruno Zauli, vero e proprio ponte nei rapporti tra scuola e Coni in quegli anni? Un fermento di idee e progetti di persone entusiaste del loro ruolo di “ingegneri” e “geometri” della ricostruzione della nazione su basi democratiche, con la meta ambita dei Giochi olimpici. I Giochi arriveranno a Roma nel 1960 e l’educazione fisica sarà ricostruita con la legge Moro del 1958 grazie al loro lancio e poi traino. Chi legge i documenti di questo archivio avrà chiaro ed evidente questo importante passaggio della nostra storia dell’educazione fisica e dello sport e come il Cseff abbia vissuto in un momento di grazia per l’educazione fisica scolastica successivo ai Giochi. La preziosità del materiale è anche riferibile al fatto che da esso trapela come fosse la donna italiana a mettersi in luce attraverso le attività del Centro, con tutte le sue prerogative di soggetto sociale completo e non solo quelle di moglie e di madre. Nell’archivio si trovano i documenti di convegni, corsi di aggiornamento, studi e ricerche di qualità sul movimento per la donna, sulla sua educazione fisica e sul suo approccio allo sport. Lezioni e studi indimenticabili per chi li ha frequentati e praticati, che sarebbero ancora ai giorni nostri ottimi input per l’azione educativa di tanti docenti nella scuola, ancor più bisognosi, a nostro avviso, di indicazioni didattiche adeguate visto l’impoverimento dei loro studi e della loro formazione in sede universitaria, proiettati come sono alla biomedicina e alieni quasi alla didattica e alla tecnica. Invitiamo chi vorrà e leggerà queste note a mandarci le sue osservazioni e i suoi commenti, anche i suoi ricordi se c’è qualcuno che ha vissuto in prima persona la vita del Centro studi. Un’ultima nota: quanta nascente ginnastica ritmica in quella magica Pallanza dove si svolgevano i corsi del Cseff! Perché se l’Italia oggi ha raggiunto le vette che sappiamo in questa specialità, molto lo deve alla riflessione e alle sperimentazioni fatte in questo Centro, assiduamente frequentato dalla caposcuola della ginnastica ritmica, Andreina Sacco Gotta, e dalle sue allieve, in primis la stessa Rosato. Le medaglie contano e inorgogliscono un’intera nazione, e la ginnastica ritmica ne ha tante nel suo palmarès, ma esse aiutano anche a capire e apprezzare il percorso fatto da questa specialità sportiva in Italia a partire dagli esordi all’Isef st. di Roma e dal Cseff. In questo gli archivi possono insegnare molto. L’attività ultratrentennale del CSEFF è oggi parte della storia della ginnastica italiana.

 


 

L’inventario dell’archivio storico del CSEFF verrà presentato sul sito della Rivista Olimpia suddiviso in tre fascicoli in formato pdf, con il seguente contenuto:

Parte I
Introduzione storica
Nota archivistica
Sigle e abbreviazioni
Schema di ordinamento

Parte II
Inventario:
Fondo documentario (1966-2000)

Parte III
Inventario:
Fondo fotografico (1967-1999)
Fondo filmini 8 mm (1960-1987)
Fondo VHS (1971-1999)
Fondo nastri musicali (1950-1981)
Fondo musicassette (1976-1999)
Fondo dischi 45 giri (s.d.)

 

Inventario CSEFF_1parte

Inventario CSEFF_2parte

Inventario CSEFF_3parte

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