La candidata: come per “Miss Italia”, una città da scegliere per i Giochi olimpici del 2026

By | 23/07/2018

di Adriana Balzarini

Procedura per la scelta della città candidata per ospitare i Giochi codificata nella Carta Olimpica:

“Durante la sessione annuale del CIO, in questo caso da tenersi in un luogo neutro rispetto alle candidate, i membri di esso votano la città che ospiterà le Olimpiadi, e che viene annunciata solennemente dal presidente dell’ente olimpico. Infine, viene firmato il contratto tra CIO e città ospitante.”

Questa una delle regole per la procedura nella scelta fino a oggi seguite da tutte le sessioni che hanno operato per definire la località ospitante dei Giochi. Dopo aver trascritto questa fondamentale regola che è sempre stata applicata due riflessioni in giorni così carichi di tensioni fra le città italiane aspiranti alla candidatura.

La commissione tecnica del Coni si riunirà la settimana prossima, Giovanni Malagò diventerà membro del Cio (proposto da Thomas Bach, Presidente del Cio) il 9 ottobre a Buenos Aires nella sessione del Cio, l’organismo che assegna le candidature. Sarà una investitura importante che sicuramente rafforzerà il Presidente del Coni ma che dovrà, a questo punto, renderlo imparziale nelle scelte che lo vedranno impegnato nella nostra candidatura. O almeno così dovrebbe essere.

Milano si è candidata proprio per avere la sessione del CIO che sceglierà la citta dei Giochi Invernali del 2026. Ma nessuno aveva informato i soggetti che hanno ottenuto dal Cio questo privilegio che così facendo questa città si troverà fuori dai Giochi?  il regolamento non è segreto e quindi come mai  è sfuggita questa regola fondamentale? Oggi si dice che il Cio cambierà questa regola, ma faccio fatica a pensare, che dopo questo cambiamento – che sarebbe comunque un’eccezione nella storia olimpica- Milano, che avrà la sessione per la selezione della città olimpica, in quello stesso momento potrà essere scelta come sede dei Giochi del 2026.  Vero che può succedere di tutto, ma questa sarebbe davvero una trasgressione troppo grossa della Carta Olimpica e non credo che il resto del mondo non batterà ciglio.

Perciò credo che Torino, avendo avuto I Giochi già nel 2006, a vent’anni di distanza, faccia  bene a richiedere i Giochi sostenendo che molti siti olimpici sono attivi, vedi quelli in città, e altri sono solo da ristrutturare e quindi non richiedono alcun grosso investimento come prevede l’agenda 2020 del Cio, se non spese di manutenzione straordinaria (visto che l’ordinaria non si è mai fatta…) sulle strutture esistenti. Un ritorno che vede la regione Piemonte compatta e forte, politicamente e in maniera trasversale.

Cortina è l’altra città interessata alla candidatura perché nel 2026 potrebbe festeggiare i 70 anni dai primi Giochi effettuati in Italia, Giochi che hanno dimostrato la grande capacità imprenditoriale italiana e che fino a oggi hanno permesso di rendere la cittadina di montagna una perla turistica sia invernale che estiva. Cortina ha costruito fin dall’inizio la sua storia, legandola a quel grandissimo evento del 1956, evento che vide la costruzione di uno stadio avveniristico, di un’attenzione dei media dell’epoca attraverso il primo collegamento in eurovisione del giuramento olimpico, quando una donna, la giovane Giuliana Minuzzo, lesse per la prima volta al mondo un giuramento olimpico. Una Cortina che è stata soprannominata la “Regina delle Dolomiti” e dopo quei Giochi ha sempre saputo essere teatro di numerosi eventi sportivi di rilevanza internazionale legati alla montagna e agli sport invernali rinnovando piste, attrezzature e impianti, e ospitando eventi culturali nei periodi estivi molto interessanti.

“Candidato” viene dal latino candidatus, cioè “vestito di bianco”. Nell’antica Roma era colui che indossava una veste bianca, il distintivo di chi era in lizza per una carica pubblica.

La candidata italiana dei Giochi invernali del 2026 dovrà dunque essere una città vestita di bianco? Il candore della neve ci fa pensare a una città di montagna…..

 

 

 

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