La campionessa Magalì Vettorazzo ha spiccato l’ultimo salto

By | 21/06/2018

di Adriana Balzarini

Magalì Vettorazzo più volte azzurra, olimpica a Città del Messico ha fatto il suo ultimo salto verso il cielo e noi sportive “di cuore” vogliamo pensare che  Magalì vi abbia incontrato la giovane Noemi Carrozza, la giovane promessa del sincro tragicamente deceduta in questi giorni. Vettorazzo era nata a Preganziol (Treviso) nel 1942 e viveva a Firenze dopo essersi sposata.  Una carriera poco celebrata forse perché nata in un periodo storico, anni ’60-’70, dove la comunicazione sui risultati femminili era poco evidente e questi erano presenti solo nelle classifiche della Federazione e nei casi più eclatanti  in piccoli trafiletti sui giornali sportivi.  Atleta con una grinta inconfondibile, di lei si diceva che avesse “l’argento vivo addosso”. In una intervista effettuata al 70 esimo compleanno disse al giornalista, Mauro Ferraro, che la intervistava di parlare pure in dialetto visto che aveva capito che anche lui era trevigiano. Raccontò che da ragazza andava in bicicletta con i pantaloncini corti e che gli uomini che la vedevano passare facevano commenti fin troppo galanti. Questo aveva determinato nelle ragazze di allora una sorta di solidale auto-protezione: “Avevamo poche regole, eravamo quasi delle selvagge ma l’amicizia era quella che ci legava moltissimo, alla fine dell’allenamento in estate andavamo tutte insieme a mangiare l’anguria facendo a gara chi ne mangiasse di più  al punto di stare poi male”.

 

Magalì aveva iniziato la sua carriera sportiva dedicandosi al salto in lungo per poi approdare alla velocità e in seguito agli ostacoli e quindi la scelta delle prove multiple fu per lei semplice da affrontare. Disputò una Olimpiade , quella di Città del Messico (quella in cui per la prima volta una donna, Enriqueta Basilio de Sotelo, accese il braciere della fiamma olimpica) e troviamo il suo nome al 21esimo posto nella prova del Pentathlon. In una intervista raccontò : “Ai Giochi ho fatto la comparsa ma festeggiai l’oro di Baran e Sambo (medaglie d’oro nel 2 con il timoniere Bruno Cipolla) con la soddisfazione che ci eravamo allenati insieme sulla stessa pista (loro per la preparazione atletica) che veniva illuminata con due lampadine accese alla partenza e all’arrivo dei 100mt. e il mio orgoglio fu quello di essere la capitana della Nazionale femminile e di insegnare alle più giovani l’Inno di Mameli”.

 

Il suo palmares è ricco di ben 18 titoli nazionali nelle distanze 80 e 100 mt.ostacoli stabilendo 13 record italiani. Magalì ha anche vinto un bronzo negli 80 mt. ostacoli ai Giochi del Mediterraneo che si sono svolti a Tunisi nel 1967. Ha partecipato a tre edizioni degli Europei ed è stata la prima azzurra nella storia dell’atletica italiana a superare i 6 metri nel salto in lungo.  Si era sposata con un atleta, il martellista Andrea Pistolesi e aveva avuto due figlie. Confessò sempre nell’intervista rilasciata a Mauro Ferrari: “La mia carriera finì prima dei 30 anni perché dovetti accudire una sorella ammalata e non potevo quindi sfinirmi in campo ad allenarmi….sono nata troppo presto, forse con il fisico che mi trovavo e i metodi di allenamento moderni avrei ottenuto altri risultai o forse no: avrei smesso prima perché per me l’atletica era solo divertimento”.

 

In questi giorni, già dolorosi per la morte della giovane Carrozza, viene da pensare al celebre verso di Totò: “La morte è una livella“, e noi vogliamo immaginare che le due atlete da poco decedute, una con un passato ricco di storia e di risultati e l’altra giovane promessa che ancora doveva assaporare il podio del successo, possano incontrarsi e parlarsi, con la speranza di essere ricordate per la loro umanità e per il bene compiuto oltre che  per i risultati sportivi che ci hanno offerto.

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