Un hijab sulle nevi di Pyeonghang, simbolo delle donne iraniane

By | 20/02/2018

di Adriana Balzarini

E’ molto più facile essere coraggiosi quando si affrontano situazioni in compagnia. Invece Samaneh Beyrami Baher sull’anello di fondo alle Olimpiadi Invernali di PyeongChang, a differenza di quando ha sfilato per la cerimonia di apertura dei Giochi in compagnia di altri tre atleti in rappresentanza dell’Iran, ha dovuto affrontare da sola e con tutta la forza che aveva quei 1176 mt di pista con una rigida temperatura a lei non congeniale.

“L’importante è partecipare”, una frase che calza a pennello per questa atleta (ricordiamo che la frase fu attribuita a Pierre de Coubertin e invece fu pronunciata per la prima volta dall’arcivescovo della Pennsylvania, Ethelbert Talbot, nella cattedrale di San Paolo a Londra, in occasione della cerimonia per gli atleti partecipanti alle Olimpiadi del 1908). Partecipare per una ragazza iraniana di ventisei anni ai Giochi olimpici è già una vittoria, un successo per la sua vita e un esempio per le altre ragazze del suo Paese. Nelle giornate fredde della Corea, il suo capo coperto dal hijab non la distingueva dalle altre atlete che, come lei, avevano coperto la testa ma solo per ripararsi dal freddo. Era la gonnellina, che portava sopra la tuta aderente, che l’ha distinta da tutte le altre ed è proprio questo abbigliamento che le ha permesso di gareggiare seguendo le regole della Repubblica islamica dell’Iran . E’ arrivata penultima ma la sua gara ha un valore simbolico importantissimo e contava soprattutto esserci.

Samaneh si allena generalmente a nord di Teheran oppure in Armenia e, a differenza delle altre atlete che la circondavano alla partenza, per soli tre mesi l’anno. Quando è arrivata a Pyeonghang, come per gli atleti della Corea del Nord, ha dovuto rifiutare i regali esclusivi che l’organizzazione aveva previsto per ogni atleta: un Galaxy Note 8 Sansung. Dopo le proteste dei due Paesi per questa esclusione il C.I.O. ha posto riparo per evitare che nessuno fosse escluso come recita lo slogan olimpico “Passion, Connected”. La sua grande consolazione è stata portare la bandiera del suo Paese nella cerimonia di inaugurazione, accompagnandola durante il tragitto nello stadio con il sorriso soddisfatto e le lacrime agli occhi per l’emozione, le stesse lacrime che hanno solcato il suo viso quando è arrivata alla fine della gara incoraggiata da un pubblico festante per la sua presenza sul campo gara. Appena arrivata ha ricordato di essere rimasta senza la mamma da pochi mesi e di dedicare a lei quella gara perché sicuramente ne sarebbe stata orgogliosa, e ha inoltre aggiunto che spera che il suo governo possa finanziare meglio gli olimpionici invernali dell’Iran, come già sta facendo per gli atleti che partecipano ai Giochi estivi.

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