Giochi Invernali PyeongChang 2018, alcune considerazioni finali

By | 08/03/2018

di Adriana Balzarini

Si sono da poco chiusi i Giochi invernali coreani: i Giochi più freddi della storia, senza montagne e senza neve ma sono stati i Giochi che hanno messo in campo lo sport come valore universale per il raggiungimento della pace. Le Coree hanno presentato per la prima volta una squadra in comune (quella di hochey femminile) e hanno aperto i Giochi sotto un’unica bandiera. Ma soprattutto sono stati i Giochi delle donne perché sono state loro le protagoniste dei primati.

Prima protagonista all’inizio dei Giochi non possiamo negarlo è stata Kim Yo Jong, sorella del leader Kim Jong ,dittatore della Corea del Nord, che con la sua presenza ha ufficialmente siglato la tregua olimpica, facendoci tirare a tutti un gran “sospiro di sollievo” e permettendoci così di assistere tranquillamente alle due settimane di Giochi con spettacoli tra neve e ghiaccio, dove sono stati messi in palio 102 titoli in 15 sport differenti. Emozioni, sorrisi, lacrime, abbracci ancora una volta ci hanno trasmesso il vero spirito olimpico che ha legato tutti gli atleti intorno ai “magici cinque cerchi”, unendo addirittura i coreani del Nord a quelli del Sud, una meta insperabile fino a poche settimane prima.

Il secondo esempio sono le due donne che, pur rappresentando età anagrafiche completamente diverse, si sono distinte per la loro forza e la loro capacità: la straordinaria 38enne norvegese Bjoergen che con la vittoria all’ultimo giorno dei Giochi nella 30 km ha toccato un “super record” che nessun atleta al mondo aveva mai raggiunto: 8 ori, 4 argenti e tre bronzi ; e poi, fra le più giovani atlete presenti, Alina Zagitovache, che pur avendo soli quindici anni, è riuscita a vincere con una performance superlativa (senza farsi intimidire dalla presenza di importanti pattinatrici che si erano presentate con il loro carico di titoli mondiali e olimpici) vincendo l’oro nel pattinaggio artistico e pur gareggiando sotto l’anonima bandiera “atleti olimpici della Russia”.

Ma poi entrerà anche nella storia Ester Ledecka che ha vinto due medaglie d’oro in due discipline diverse (super gigante e gigante parallelo di snowboard), nessuna prima di lei aveva osato tanto, anche perché non è scesa con i suoi sci, ma con quelli di un’americana, immaginiamo con grande felicità dello sponsor…

I Giochi si concludono con al primo posto nel medagliere la Norvegia con 39 medaglie, al secondo la Germania 31 e al terzo il Canada con 29. Per la sesta volta nella sua storia l’Italia con 10 medaglie ha raggiunto la doppia cifra; questo non accadeva dall’edizione casalinga di Torino 2006; l’Italia ha colto infatti 10 podi a Nagano nel 1998 ma con un oro in meno, e in questa Olimpiade ha triplicato il numero di ori vinti nelle due edizioni precedenti grazie alle donne che si sono rese protagoniste con le loro eccellenti tre medaglie d’oro.

Sofia Goggia segnerà nella storia italiana dello sci una pagina importante con la sua vittoria nella discesa libera , specialità vinta solo da Zeno Colò nel 1952 a Oslo; Arianna Fontana ha vinto tre medaglie portando a casa il primo oro nello short track , aggiungendo anche una medaglia d’argento e una di bronzo, ottenendo così nel suo palmarés 8 medaglie che le permettono di entrare nella leggenda della neve e del ghiaccio d’Italia, eguagliando i successi delle fondiste Stefania Belmondo e Manuela Di Centa. Oro anche alla giovane Michela Moioli nello snowboardcross che l’aveva vista protagonista di un grave incidente nei Giochi di Sochi 2014. Un bilancio senz’altro positivo nonostante qualche difficoltà per alcune discipline fondamentali per la tradizione italiana ( vedi sci e sci di fondo maschile) . Doveroso elencare anche gli altri atleti che hanno coronato il sogno di una medaglia: Dominik Windisch, medaglia di bronzo nella 10 km sprint di Biathlon; Federico Pellegrino, uno dei tre atleti uomini italiani vincitori, argento nello Sprint di fondo e immortalato con gigantografia accanto al palazzo del Coni a Roma; Federica Brignone, bronzo “pesante”nel gigante femminile; Nicola Tumolero, bronzo nei 10.000 di pattinaggio; e poi ancora la staffetta femminile bronzo nello short track con Arianna Fontana ,Martina Valcepina, Lucia Peretti e Cecilia Maffei ed infine la staffetta mista del biathlon medaglia di bronzo con Lukas Hofer, Lisa Vittozzi, Dorothea Wierer e Dominik Windisch.

Spettacolare la coreografia per la chiusura dei Giochi che ha visto l’entrata degli atleti tutti insieme, come prassi, e il passaggio delle consegne a Pechino, che ospiterà i Giochi invernali nel 2022. Le autorità hanno come sempre ringraziato gli organizzatori, i volontari e gli atleti per lo straordinario spettacolo offerto nei 17 giorni di gare e hanno sottolineato l’importanza dello sport per unire i popoli. Durante la sfilata delle nazionali, numerose le «proibitissime» bandiere della Russia, e anche quelle nordcoreane mostrate dalla delegazione che ha sfilato insieme a quella della Corea del Sud . Presente nella tribuna d’onore nella cerimonia di chiusura anche la figlia di Trump, in tuta da sci rossa e cappellino, arrivata a PyeongChang come capo delegazione statunitense. “La visita, si è detto, ha voluto a celebrare il successo dell’ospitalità delle Olimpiadi ed evidenziare la comprensione reciproca dell’alleanza Corea-Stati Uniti”.

Ancora una volta è stato dunque lo sport che ha saputo radunare le forze migliori di ogni Paese e tutti si sono impegnati per trovare la strada della pace e della speranza.

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