Catherine Bertone, una bella figura per l’atletica italiana (che vive un momento particolarmente difficile)

By | 24/08/2018

di Adriana Balzarini

Difficile momento per l’atletica italiana che si è presentata a Berlino agli Europei con degli atleti che non hanno raggiunto i risultati sperati e che, a detta di molti tecnici, erano senza una preparazione e una organizzazione adeguata. Anche la staffetta femminile che doveva regalarci il podio, dopo la vittoria d’oro ai Giochi del Mediterraneo tanto esaltata sui social,  non è riuscita a salirci.  Ma al di là delle polemiche e dei risultati, la donna che maggiormente ci è piaciuta e che si è distinta per la sua storia, per le sue capacità e per la sua sincerità, è stata la valdostana Catherine Bertone. Un’atleta che da subito si è dimostrata fiduciosa nelle sue prestazioni e con la maturità di chi sa osare in una disciplina che richiede resistenza e tenacia. Una donna molto interessante sia sul piano tecnico sportivo sia sul piano umano, e per questo ora ne parliamo a Olimpia.

Arrivata alle gare importanti in un’età in cui molte sue coetanee hanno già da tempo smesso di farle, Catherine è una donna che, prima di correre con la volontà di vincere, è diventata medico e madre di una seconda figlia, grazie anche al supporto del marito  in questa sua grande passione, che Catherine ha dovuto  però saper dosare fra turni ospedalieri, in qualità di infettivologa nel reparto di pediatria, e quotidianità familiari.

Una maratoneta diversa da quella che tutti si immaginano, quella che è dedita solo alla sua preparazione,  eppure è stata la migliore maratoneta che ha rappresentato l’Italia a Berlino. La “dottoressa volante”  ha stupito ancora una volta con il suo ottavo posto in 2h 30’08’’ a 46 anni, portando a casa con le sue colleghe Sara Dossena, Fatna Maraoui e Lara Gotti la medaglia d’argento a squadre.

Chaterine è stata una delle rilevazioni del 2016 anche se la dirigenza della FIDAL  ha stentato a farla partecipare alle Olimpiadi di Rio. Aveva iniziato a correre  fin da giovanissima e solo per divertirsi, ma la passione per questo suo “divertimento” non le è venuta mai meno, anche quando era una studentessa universitaria perché, racconta nelle varie interviste che ha rilasciato dopo l’impresa di Berlino,  i suoi momenti di relax da studentessa  li gestiva correndo per strada, concedendosi un’oretta di quella corsa intervallandola  fra le lezioni e le ore di studio. Ha corso la sua prima maratona per scommessa al terzo anno di medicina dopo aver passato tutti gli esami e premiandosi con la partecipazione alla maratona di Torino nel 1994, che ha chiuso con il tempo di 3 ore e 34 minuti. Poi si è dedicata alla corsa in montagna. Convocata per essere inserita in Nazionale per i Campionati Mondiali, non si è sottratta a questo riconoscimento e ha partecipato alle qualificazioni per le Olimpiadi di Rio, ottenendo nella maratona di Rotterdam il tempo di 2h 30 minuti e 19 secondi. Nonostante le polemiche per la sua età avanzata, si è messa a disposizione e a 44 anni ha corso la sua prima maratona olimpica, una specialità che solo  nel 1984 a Los Angeles è stata ammessa ai Giochi olimpici anche per le donne.

La corsa per lei è stata anche un modo per scaricare le tensioni e i dolori nel vedere soffrire bambini sottoposti nel suo reparto alla chemio: “La corsa mi ha permesso di mettere in ordine le mie idee e di organizzare le giornate”. Bertone si è sempre allenata da sola perché ha desiderato continuare a fare il medico e non ha mai voluto trascurare la sua famiglia, e per questo ha preferito non seguire gli allenamenti collegiali:  “Correre è poter sognare, è una questione di amore verso questa magnifica gara. Correre mi piace così tanto che non riesco a fermarmi!”

 

 

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